I persecutori non tedeschi nell'Europa centrale e orientale



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I persecutori non tedeschi nell'Europa centrale e orientale

0002000070 L'annientamento degli ebrei d'Europa durante la Seconda guerra mondiale fu un atto collettivo e caratterizzato da una precisa divisione dei ruoli, un atto che vide la partecipazione di numerose istituzioni e di migliaia di autori. La maggioranza delle istituzioni e gran parte degli autori coinvolti furono tedeschi. Fu il governo tedesco di allora a decidere di perpetrare questo sterminio di massa, a fissare il momento, la forma e il modo in cui organizzare ed eseguire il crimine. In ciò ricorse in primo luogo a istituzioni tedesche e a personale tedesco. Questo tema è già stato affrontato in ricerche relativamente esaustive. All'Olocausto parteciparono, tuttavia, anche molte istituzioni non tedesche, e perfino governi e migliaia di autori stranieri. Per decenni le ricerche a livello internazionale hanno trascurato il problema degli autori e dei collaboratori non tedeschi che parteciparono all'annientamento degli ebrei. Il primo a occuparsene approfonditamente fu Raul Hilberg, il padre degli studi storici sull'Olocausto, nel suo libro Perpetrators, Victims, Bystanders, pubblicato in America nel 19921. L'opera di Hilberg ha aperto la strada a una serie sempre più numerosa di contributi e lavori sull'argomento, incentrati sulla questione degli autori e dei complici dell'Olocausto provenienti dall'Europa orientale2. La presente trattazione si basa proprio su queste recenti pubblicazioni, e si occuperà in primo luogo di coloro che furono coinvolti, come autori diretti, nello sterminio degli ebrei europei3.

Dal punto di vista geografico, il fulcro di questa indagine è l'Europa centrorientale: proprio in queste regioni, prima del 1939, viveva la maggior parte degli ebrei del vecchio continente, con più di 3 milioni nella sola Polonia. E fu proprio in Polonia che la maggior parte delle vittime dell'Olocausto trovò la morte. Nell'ambito di questo discorso è importante tenere in considerazione che, durante la Seconda guerra mondiale, la popolazione dell'Est europeo (a differenza dell'Europa occidentale e meridionale) conobbe ben due regimi criminali: quello tedesco (dal 1941 al 1944-45) e quello sovietico (1939-41, e successivamente al 1944-45)4. È indiscusso ormai che il regime di terrore sovietico in quelle regioni influenzò l'atteggiamento degli abitanti nei confronti dei conquistatori tedeschi, che invadevano quei luoghi nell'estate 1941. L'ingresso delle truppe tedesche fu spesso salutato come una vera e propria liberazione dal giogo sovietico. L'esperienza traumatica del regime terroristico sovietico non coinvolse le altre regioni europee e, ancora oggi, questo fatto non viene debitamente considerato da molti degli autori occidentali. All'occupazione sovietica di queste regioni dell'Europa orientale, nell'autunno del 1939 e nell'estate 1941, seguì la loro brutale sovietizzazione. I nuovi dominatori applicarono nelle regioni occupate una strategia del terrore senza precedenti. Allo scopo di consolidare il loro proprio potere, essi strumentalizzarono le tensioni etniche e sociali preesistenti. Considerando la sua durata temporale relativamente breve, nelle terre annesse l'occupazione sovietica ebbe conseguenze devastanti: migliaia di persone furono deportate, imprigionate e assassinate. Le vittime furono polacchi, ucraini, lituani, lettoni, estoni, bielorussi e rumeni. La logica conseguenza di ciò fu la paura e l'odio nei confronti degli invasori sovietici e dei loro collaboratori5.

Intanto, tuttavia, le vecchie tensioni si acuirono e affiorarono nuovi focolai di conflitto tra le singole componenti della popolazione e, in un simile contesto, la popolazione ebraica finì in una situazione estremamente precaria. Da una parte le loro élite vennero perseguitate, perché considerate anti-sovietiche. Molti ebrei, inoltre, tentarono, sia in modo attivo sia passivo, di opporre resistenza al processo di sovietizzazione6. Dall'altra parte il sistema sovietico offriva nuove prospettive a molti ebrei. Il dominio sovietico forniva, soprattutto ai giovani, opportunità di ascesa sociale. Negli altri strati della popolazione questo fatto suscitava invidia e desiderio di vendetta. Ai tradizionali pregiudizi antisemiti si accompagnò l'immagine degli ebrei come presunti sfruttatori della sovietizzazione e complici degli invasori sovietici7. Da parte tedesca si era a conoscenza del marcato umore antisovietico e antiebraico diffuso nelle regioni occupate e se ne tenne conto per la preparazione della guerra. Tra gli ordini che le Einsatzgruppen [unità operative mobili] ricevettero prima dell'attacco all'Unione Sovietica, vi fu quello di organizzare “senza lasciar traccia” [spurenlos ] con forze locali pogrom antiebraici come “azioni di autopulizia” [Selbstreinigungsaktionen ]. Il 29 giugno 1941 Heydrich ricordò a tutti i comandanti delle Einsatzgruppen gli ordini già impartiti prima dell'aggressione all'Unione Sovietica:


Facendo riferimento alle istruzioni da me già impartite il 17.IV [1941] a Berlino, ricordo che: 1) le azioni di autopulizia portate avanti dai gruppi anticomunisti e antiebraici nelle terre da occupare non vanno ostacolate in alcun modo. Esse, al contrario, andranno, tuttavia in modo tale da non lasciare traccia, incitate e intensificate, e, se necessario, avviate nei giusti binari senza che i “gruppi di autodifesa” locali possano successivamente appellarsi a disposizioni o a garanzie politiche esistenti8.
0002000070 ‣ Gli stati baltici: Lituania, Lettonia ed Estonia . Lituania. Nella regione dell'odierna Lituania vivevano, subito dopo l'invasione da parte delle truppe tedesche, circa 250.000 ebrei: la quasi totalità, fatta eccezione per poche migliaia di superstiti, fu sterminata durante l'occupazione9. La persecuzione e lo sterminio degli ebrei nella Lituania occupata dai nazisti può essere suddivisa in tre fasi: 1) dalla fine di giugno a novembre 1941: i mesi delle uccisioni di massa, in cui più di 136.000 ebrei lituani persero la vita. Intanto gli ebrei sopravvissuti venivano ghettizzati e privati di diritti e possedimenti; 2) dal dicembre 1941 al luglio 1943: lo sterminio rallenta sensibilmente. Gli ebrei ancora in vita, circa 35.000, furono concentrati in tre ghetti (Kaunas, Vilnius e ëiauliai), e costretti ai lavori forzati per contribuire all'economia di guerra tedesca; 3) dall'agosto 1943 al luglio 1944: eliminazione degli ebrei superstiti, in gran parte deportati e uccisi nei campi di sterminio. I rimanenti furono fucilati sul posto. Solo pochi riuscirono a fuggire e alcune migliaia furono deportate in Germania, dove riuscirono a sopravvivere fino alla fine della guerra10. In tutte e tre le fasi dello sterminio, i lituani svolsero un ruolo importantissimo come autori e complici, anche se il contributo decisivo fu quello degli occupanti tedeschi.

In Lituania lo sterminio degli ebrei iniziò, dal punto di vista dei conquistatori tedeschi, in modo “molto promettente”, poiché il piano ideato da Heydrich di provocare “azioni di autopulizia” sembrò funzionare. Con l'ingresso delle truppe tedesche nello stato baltico, partigiani lituani si volsero contro gli occupanti sovietici e i loro collaboratori. Il Brigadeführer SS dottor Walter Stahlecker, comandante della Einsatzgruppe A, e i suoi collaboratori riuscirono a canalizzare presto i sentimenti di odio e di vendetta, accumulatisi nel tempo, principalmente contro gli ebrei lituani11. Fu così che, nei primi giorni di occupazione tedesca, vi furono numerosi pogrom e massacri di ebrei. I partigiani lituani massacrarono e giustiziarono circa 5000 ebrei, prima ancora che le forze di sicurezza tedesche assumessero il comando delle operazioni di sterminio12. Dopo pochi giorni, su pressione della Wehrmacht, i gruppi partigiani furono disarmati e sciolti, ponendo così fine alle “azioni di autopulizia”. La polizia di sicurezza tedesca, tuttavia, costituì un battaglione di polizia ausiliaria composto da partigiani. Denominato in un primo momento “battaglione TDA”, il 4 luglio esso contava 724 unità. Presto, però, 117 uomini furono congedati e alcuni disertarono, non essendo evidentemente disposti a partecipare agli eccidi di massa. In effetti i compiti del battaglione non si limitavano alla sorveglianza di obiettivi di importanza militare, ma si estendevano anche al supporto delle unità di sterminio tedesche [Killerkommandos ] nella loro azione di eliminazione degli ebrei lituani. Nell'ottobre 1941 il battaglione era composto da dieci ufficiali e 334 reclute13.

La maggior parte delle stragi di ebrei compiute nel 1941 al di fuori delle città di Kaunas e Vilnius (Paneriai) fu eseguita dal “commando d'assalto” [Rollkommando ] Hamann. Questo commando era composto da 8 a 10 componenti dell'Einsatzkommando 3 e da parecchie decine di appartenenti al battaglione TDA lituano, anche se la sua composizione variava secondo le necessità. Il battaglione era guidato dall'Obersturmführer SS Joachim Hamann, capo plotone dell'Einsatzkommando 3 14. Il commando d'assalto Hamann era un commando mobile di sterminio con l'incarico di eliminare gli ebrei lituani nelle campagne: nel compiere le esecuzioni esso seguiva un metodo ben preciso. Dopo aver deciso di quale area dovevano essere gli ebrei da eliminare, Hamann, o un componente dell'Einsatzkommando 3, si metteva in contatto con la locale polizia, lituana o tedesca, che aveva il compito di provvedere in loco ai preparativi per le esecuzioni. Essa riceveva l'ordine di registrare e concentrare le vittime, di scegliere il luogo per l'esecuzione, di far scavare le fosse e infine di raccogliere ausiliari che sorvegliassero e isolassero il luogo prescelto. Terminati tutti questi preparativi, entrava in azione il commando d'assalto. Forze locali, per lo più poliziotti lituani, conducevano le vittime al luogo fissato per l'esecuzione, che veniva isolato. Delle fucilazioni si incaricavano i componenti del commando d'assalto. Dopo il massacro si ricolmavano di terra le fosse e sia il commando d'assalto sia le forze locali si ritiravano. In questo modo il commando d'assalto eseguiva fino a cinque fucilazioni di massa alla settimana15.

All'inizio di ottobre del 1941, quando nelle campagne non vi furono praticamente più ebrei, il commando d'assalto Hamann fu sciolto. Nell'arco di tre mesi esso aveva eliminato circa 60.000 ebrei, 77.000 secondo lo stesso Hamann16. Inoltre, a partire dal luglio 1941, i componenti del battaglione TDA parteciparono costantemente a massacri di ebrei compiuti nella città di Kaunas. Il 2 agosto 1941, ad esempio, alcuni membri del battaglione prelevarono dalle carceri 209 persone, 171 uomini ebrei, 34 donne ebree e 4 comunisti lituani, e li condussero nel luogo della fucilazione, al fortino IV. Ad attenderli vi erano dieci tedeschi. Fu scavata una fossa e le vittime furono fucilate dai tedeschi e dai membri del battaglione. Il 29 ottobre 1941 il battaglione prese parte all'eccidio di 9200 ebrei del ghetto di Kaunas. Complessivamente, dal 7 luglio all'11 dicembre 1941, utilizzando i fortini intorno a Kaunas come basi per le esecuzioni, i componenti del battaglione TDA parteciparono all'uccisione di circa 26.000 ebrei. In seguito il battaglione TDA, ormai ribattezzato con il nome di 1° (o 13°) battaglione, non venne più impiegato per le uccisioni di ebrei17.

Oltre al battaglione TDA, gli invasori tedeschi impiegarono negli eccidi di massa degli ebrei almeno altri nove battaglioni di polizia lituana, anche al di fuori della Lituania. Fino all'ottobre 1941, i tedeschi costituirono cinque battaglioni di polizia lituani (oltre al battaglione TDA), in cui furono arruolati 3470 lituani. Nel 1942 se ne costituirono degli altri. Nel settembre 1942, nelle unità di polizia, erano impiegati complessivamente 7917 lituani18. Il 2° battaglione fu distaccato dai superiori tedeschi, nell'ottobre 1941, a Minsk, in Bielorussia, da dove si mosse per diverse operazioni. Si calcola che, nell'autunno 1941, il 2° battaglione affiancò in Bielorussia i tedeschi nell'eliminazione di 46.000 persone. Tra queste vi erano circa 9000 prigionieri di guerra sovietici, ma la maggior parte delle vittime era tuttavia costituita da ebrei bielorussi. Il 4° battaglione lituano (che diventò il 7° a partire da febbraio) giunse, nell'aprile 1942, nella zona di Vinnica, dove, in piccoli gruppi, si occupò della sorveglianza dei prigionieri di guerra sovietici. Nel 1942 il primo plotone della quarta compagnia venne impiegato ripetutamente dai tedeschi negli eccidi di ebrei. Insieme a poliziotti tedeschi e ucraini, i suoi componenti uccisero circa 300 uomini, donne e bambini ebrei19. Il 1° battaglione di polizia lituano di Vilnius fu impiegato dai tedeschi, nell'agosto 1941, nella ghettizzazione degli ebrei di Vilnius e dintorni. Nella primavera del 1943 i suoi componenti presero parte all'eliminazione di ebrei provenienti dal ghetto di Vilnius e dai campi di lavoro della Lituania orientale. Tra la primavera e l'estate del 1943 il battaglione sorvegliò i campi di lavoro del ghetto di Vilnius, i cui abitanti ebrei furono successivamente sterminati da tedeschi. In tale occasione i sorveglianti lituani supportarono gli autori tedeschi dell'eccidio, trasportando le vittime nei luoghi di esecuzione. Anche il 2° battaglione di polizia lituano di Vilnius partecipò, nel 1941, alle fucilazioni di massa degli ebrei di Vilnius. Nel novembre 1941 i tedeschi trasferirono il battaglione a Lublino, incaricandolo della sorveglianza esterna del campo di concentramento di Majdanek. Nel novembre 1942 il battaglione tornò in Lituania e venne impiegato nella “lotta ai partigiani”. A Lublino i suoi compiti furono assunti dal 252° battaglione di polizia lituano20.

Una particolare formazione lituana che ugualmente ebbe la sua parte nella persecuzione degli ebrei fu la polizia di pubblica sicurezza [Sicherheitspolizei ] di Vilnius, costituita alla fine di giugno del 1941 dall'Einsatzkommando 3. Nell'autunno 1941, nella polizia di pubblica sicurezza lituana erano impiegati 130 uomini, subordinati direttamente alla polizia di pubblica sicurezza tedesca e al SD [Sicherheitsdienst, servizio di sicurezza]. I lituani impiegati nella polizia di pubblica sicurezza arrestavano gli ebrei sospetti e altri “elementi ostili ai tedeschi”, li interrogavano e procedevano anche alla loro condanna. Spesso consegnavano gli arrestati a un commando di sterminio per la fucilazione. Il numero delle vittime ammonta a centinaia, se non a migliaia. Successivamente i poliziotti di pubblica sicurezza lituani parteciparono alla lotta contro i clandestini polacchi e contro i partigiani sovietici21. Oltre ai battaglioni di polizia e al SD lituano, parteciparono alla persecuzione e allo sterminio degli ebrei anche poliziotti lituani locali che prestavano servizio di pattuglia [Einzeldienst ] in campagna e nelle città, e i membri dell'amministrazione autonoma lituana. Nel settembre 1942, in Lituania c'erano 8757 poliziotti ausiliari locali e 20.000 dipendenti lituani nell'amministrazione civile tedesca. Essi attuavano le disposizioni e i regolamenti antiebraici tedeschi, volti a marchiare gli ebrei (contrassegnandoli con un marchio), concentrarli nei ghetti, confiscare le loro proprietà e sfruttare la loro forza lavoro. Essi erano spesso direttamente coinvolti nel massacro degli ebrei, soprattutto nelle campagne. Catturavano e concentravano gli ebrei in luoghi di raccolta oppure collaboravano a tali operazioni, facevano scavare le fosse. Infine, uffici locali provvedevano alla confisca delle proprietà delle vittime per conto del Reich tedesco22. Senza l'appoggio attivo e l'opera dei complici lituani, l'Olocausto, nel piccolo stato baltico, non avrebbe certamente avuto le stesse dimensioni e la stessa rapidità.

Lettonia | Lo sterminio degli ebrei in Lettonia si svolse in maniera analoga a quello lituano. Nel 1939 gli ebrei residenti in Lettonia erano 86.000, ma si ridussero a 70.000 entro il luglio 1941. Alcuni ebrei erano, nel frattempo, emigrati, parecchie migliaia erano cadute vittime del terrore sovietico, mentre altri erano fuggiti insieme ai sovietici dopo il 22 giugno 1941. Degli ebrei rimasti soltanto pochi sopravvissero oltre la fine del 1941: quasi tutti furono uccisi nel giro di pochi mesi23. Anche questo sterminio fu organizzato, regolato ed eseguito dagli occupanti tedeschi, soprattutto dall'Einsatzgruppe A, che proprio nei paesi baltici aveva il suo territorio operativo. L'Einsatzgruppe A, con i suoi 990 componenti, tuttavia, non avrebbe potuto portare a termine lo sterminio in un lasso di tempo tanto breve senza la collaborazione di complici locali. Effettivamente, nella persecuzione e nell'eliminazione degli ebrei in Lettonia, a eccezione del potere decisionale detenuto costantemente dagli occupanti tedeschi, non vi fu ambito d'azione in cui i lettoni non ebbero a partecipare come autori attivi dello sterminio.

Tuttavia, gli inizi dello sterminio degli ebrei in Lettonia non furono, dal punto di vista tedesco, “molto promettenti”, data la relativa scarsità di pogrom “spontanei” antiebraici24. Nel gennaio 1942 il Brigadeführer SS, dottor Walter Stahlecker, riportava ai suoi superiori a Berlino:


Dopo il terrore imposto dal dominio giudaico-bolscevista [...] ci si sarebbe aspettati un pogrom generale da parte della popolazione. In realtà, tuttavia, le forze locali hanno eliminato spontaneamente soltanto alcune migliaia di ebrei. In Lettonia fu necessario intraprendere vaste operazioni di pulizia per mezzo di Sonderkommandos [unità speciali] coadiuvati da forze scelte della polizia ausiliaria lettone (per lo più parenti di lettoni deportati o uccisi)25.
Dopo l'occupazione militare della Lettonia, gli invasori tedeschi si misero subito al lavoro per creare strutture di occupazione in cui i lettoni ricoprissero funzioni importanti in tutti i settori (amministrazione, economia e polizia). Ciononostante la possibilità di una Lettonia indipendente non venne mai presa in considerazione dai tedeschi, sebbene molti dei collaborazionisti lettoni ne nutrissero la speranza. Tra le prime misure intraprese dai nuovi dominatori vi fu la formazione di squadre di polizia e corpi simili, composti da lettoni. Queste squadre ricevettero il compito di ripulire la Lettonia da elementi “antitedeschi” e di “pacificare” la regione, una pacificazione naturalmente intesa nell'ottica tedesca. In primo luogo la questione riguardava comunisti e loro sostenitori, partigiani sovietici, soldati dell'Armata Rossa allo sbando, e gli ebrei nella loro totalità.

Tra queste formazioni la più tristemente famosa fu il cosiddetto commando Ara°js, i cui componenti assassinarono quasi la metà degli ebrei lettoni. L'1 o il 2 luglio 1941 Walther Stahlecker trasformò un gruppo di partigiani lettoni di diverse centinaia di uomini, che aveva combattuto contro i sovietici in ritirata, in un commando di polizia ausiliaria. A capo della squadra egli nominò Viktors Ara°js26, l'uomo dalla cui iniziativa era nato il commando stesso27. La prima fucilazione di massa a cui prese parte il commando Ara°js avvenne il 6 o il 7 luglio 1941 nel bosco di Bikernieki (Kaiserwald), presso Riga. Successivamente vi furono altre fucilazioni, che si protrassero fino a ottobre del 1941. Gli uomini di Ara°js, complessivamente, fucilarono a Bikernieki circa 4000 ebrei e 1000 comunisti, sempre coordinati e sorvegliati dai tedeschi, che spesso parteciparono direttamente alle fucilazioni. Nella primavera del 1942 gli uomini di Ara°js uccisero di nuovo nel bosco di Bikernieki; a morire, stavolta, non furono ebrei lettoni, ma ebrei tedeschi, circa 20.000 dei quali erano stati deportati a Riga. Molte migliaia di essi furono assassinati a Bikernieki28. Gli uomini di Ara°js ebbero, nell'estate 1941, anche l'ordine di sterminare gli ebrei nelle campagne che erano fino ad allora in gran parte “sfuggiti” all'Einsatzgruppe A. In alcune località scarsamente popolate da ebrei, i componenti dell'Einsatzgruppe uccidevano prevalentemente di propria iniziativa. Nella maggioranza dei casi si trattava tuttavia di operazioni omicide basate su una precisa divisione dei compiti, che procedevano nel seguente modo: la polizia lettone locale registrava e arrestava gli ebrei, li concentrava in un luogo prestabilito e poi trasportava le vittime nel luogo di esecuzione, da essi stessi predisposto. Il commando di sterminio, composto dagli uomini di Ara°js, arrivava sul luogo dell'esecuzione nel momento convenuto telefonicamente, fucilava le vittime e spesso ripartiva subito per l'azione successiva. Dei circa 21.000 ebrei che vivevano nelle campagne, gli uomini di Ara°js ne fucilarono circa 15.000. Il 15 settembre 1941 gli uffici tedeschi comunicarono che nelle campagne la questione ebraica era stata “risolta” grazie alla polizia ausiliaria lettone29.

Nell'ottobre 1941, in Lettonia, rimanevano ancora ebrei in tre città: Riga, Liepa°ja e Daugavpils. Essi erano registrati, individuati attraverso un contrassegno e concentrati in ghetti, carceri e “accasermamenti”, tutti sorvegliati da poliziotti lettoni. Entro la fine del 1941 anche questi ebrei furono eliminati. Anche in questo caso il commando di Ara°js svolse un ruolo di spicco. Gli uomini del commando, tra il 7 e il 9 novembre 1942, fucilarono svariate migliaia di ebrei a Daugavpils. I membri del commando parteciparono anche allo sterminio degli ebrei di Riga, pur non prendendo parte alla fucilazione: essi radunarono le vittime ebraiche e predisposero gli sbarramenti nel luogo approntato per l'esecuzione, a Rumbula30. Il commando di Ara°js fu costituito dagli occupanti tedeschi attraverso il reclutamento di volontari, per poi essere impiegato come commando di sterminio nella fucilazione degli ebrei, ma anche di comunisti, malati di mente e zingari. Nel 1941 la squadra contava circa 300 unità. A partire dalla metà del 1942, i compiti principali del commando, che intanto si era ingrandito fino ad annoverare tra le sue fila 1200 uomini, cambiarono. Ora il commando partecipava prevalentemente alle azioni dei tedeschi, dirette espressamente contro i partigiani sovietici. In realtà queste azioni, specialmente in Bielorussia, erano rivolte soprattutto contro la popolazione civile, sospettata di appoggiare i partigiani. Molte centinaia di migliaia di persone, uomini, donne e bambini, furono assassinate o deportate durante le azioni, che devastarono intere regioni. A partire dalla metà del 1944, dopo che l'Armata Rossa ebbe cacciato i tedeschi dall'Europa orientale, per il commando di Ara°js non c'era più ragione d'impiego e pertanto esso fu sciolto31.

Anche i rimanenti gruppi di polizia ausiliaria lettone, che gli occupanti tedeschi avevano costituito a partire dall'estate del 1941, furono più volte impiegati nella persecuzione e nello sterminio degli ebrei. A questo proposito va operata una distinzione tra i poliziotti ausiliari lettoni (circa 5000), che prestavano servizio di pattuglia [Einzeldienst ] nelle città e nelle campagne, e i battaglioni di polizia. Nel 1941, in Lettonia, furono costituiti cinque battaglioni di polizia e altri venti entro l'estate 1943. Il numero degli uomini in essi impiegati crebbe dai 1200 dell'ottobre 1941 ai 9170 dell'estate 1943, fino ai 12.186 dell'anno seguente. Nei primi mesi gli occupanti tedeschi reclutarono soltanto volontari; all'inizio del 1942 introdussero il reclutamento coatto32.

I battaglioni di polizia lettone combattevano tra l'altro sul fronte di Leningrado e contro i partigiani sovietici in Bielorussia. Essi furono anche ugualmente impiegati nella persecuzione degli ebrei. Il 20° battaglione di polizia sorvegliò il ghetto di Riga, il 22° battaglione, nell'estate del 1942, si occupò del ghetto di Varsavia. Soprattutto però i tedeschi impiegarono i battaglioni di polizia lettone nella “lotta alle bande”. Nell'adempiere tale missione i poliziotti dei battaglioni parteciparono a numerosi crimini ai danni della popolazione civile33.



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