I persecutori non tedeschi nell'Europa centrale e orientale



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Besatzungspolitik und Massenmord cit., pp. 147-72, 191-93; Raul Hilberg, The Destruction of the European Jews, Holmes & Meier, New York-London 1985, vol. 2, p. 771 [trad. it. La distruzione degli Ebrei d'Europa, Einaudi, Torino 1995].78 - Ioanid, The Holocaust in Romania cit., pp. 110-23; Angrick, Besatzungspolitik und Massenmord cit., pp. 193-206.79 - Ioanid, Holocaust in Romania cit., pp. 110-75.80 - Hilberg, Destruction cit., vol. 2, p. 776; Radu Ioanid stima il numero degli ebrei arrivati vivi in Transnistria ad almeno 125.000 e forse a 145.000. Ioanid, The Holocaust in Romania cit., p. 174; per una trattazione approfondita dell'argomento, ivi, pp. 110-75.81 - Ioanid, The Holocaust in Romania cit., p. 177.82 - Ivi, pp. 177-82; Angrick, Besatzungszeit und Massenmord cit., pp. 297-302.83 - Ioanid, The Holocaust in Romania cit., pp. 182-94.84 - Ivi, pp. 187-269 (cifre a p. 193).85 - Hilberg, Destruction cit., vol. 2, p. 812.86 - Ivi, pp. 338-48.87 - Il 2 novembre 1938 l'Ungheria ricevette, con il cosiddetto “Primo arbitrato di Vienna”, parte della Slovacchia meridionale, dove, tra l'altro, vivevano 68.000 ebrei; nel marzo 1939 truppe ungheresi occuparono l'Ucraina subcarpatica, appartenente alla Cecoslovacchia: nella regione vivevano tra l'altro 78.000 ebrei; il 30 agosto l'Ungheria ottenne con il cosiddetto “Secondo arbitrato di Vienna” la Transilvania settentrionale, fino ad allora territorio rumeno: nella Transilvania del nord vivevano tra l'altro 164.000 ebrei. Cfr. Làszló Varga, Ungarn, in Dimension des Völkermords cit., pp. 331-51 (pp. 338-40); Christian Gerlach, Götz Aly, Das letzte Kapitel. Der Mord an den ungarischen Juden 1944-45, S. Fischer, Frankfurt am Main 2004, pp. 48-50.88 - A Novi Sad, nella Jugoslavia sotto occupazione ungherese, nella “sola” estate del 1941 i soldati ungheresi massacrarono, nell'ambito di una “operazione anti-partigiana”, circa 4000 persone: 1250 ebrei e il resto serbi. Dimensioni molto maggiori ebbe invece, nell'estate 1941, il trasferimento, da parte delle autorità ungheresi, di circa 17.000 ebrei dall'Ucraina subcarpatica alle regioni ucraine occupate dai tedeschi: essi furono massacrati dai tedeschi a Kamenec-Podolski alla fine di agosto del 1941. Cfr. Varga, Ungarn cit., pp. 336-40; Gerlach, Aly, Das letzte Kapitel cit., pp. 19-90.89 - Gerlach, Aly, Das letzte Kapitel cit., pp. 91-132.90 - Ivi, p. 127 sgg.91 - Varga, Ungarn cit., pp. 340-46; Gerlach, Aly, Das letzte Kapitel cit., pp. 132-48.92 - Gerlach, Aly, Das letzte Kapitel cit., pp. 249-343; Varga, Ungarn cit., pp. 340-51.93 - Gerlach, Aly, Das letzte Kapitel cit., pp. 274-76.94 - Ivi, pp. 258, 274-98.95 - Ivi, pp. 375-414.96 - Ivi, pp. 141, 277-80; Judit Monlár, Gendarmes before the people's court, manoscritto di una conferenza tenuta durante il convegno “The Holocaust in Hungary 60 years later: A European perspective”, Budapest, 16-18 aprile 2004.97 - Citazione tratta da Gerlach, Aly, Das letzte Kapitel cit., p. 257.98 - Krisztián Ungváry, Die Schlacht um Budapest. Stalingrad an der Donau 1944/45, Herbig Verlag, München 1999, pp. 345-69; Gerlach, Aly, Das letzte Kapitel cit., pp. 367-74.99 - Varga, Ungarn cit., p. 351; Gerlach, Aly, Das letzte Kapitel cit., pp. 409-14.100 - Hilberg, Destruction cit., vol. 2, p. 766.101 - Ivi, vol. 2, pp. 766-94; Eva Schmidt-Hartmann, Tschechoslowakei, in Dimension des Völkermords cit., pp. 353-79 (pp. 368-74); Yehoshua Büchler, The Deportation of Slovakian Jews to the Lublin Distrikt of Poland in 1942, in “Holocaust and Genocide Studies”, vol. 6, Oxford University Press, Oxford 1991, n. 2, pp. 151-66.102 - Schmidt-Hartmann, Tschechoslovakei cit., p. 374.103 - Hilberg, Destruction cit., vol. 2, pp. 776-79.104 - Jozo Tomasevich, War and Revolution in Yugoslavia, 1941-1945. Occupation and Collaboration, Stanford University Press, Stanford 2001, pp. 580-608.105 - Ivi, pp. 30-38, 233-379.106 - Ivi, pp. 592-608; Holm Sundhausen, Jugoslawien, in Dimension des Völkermords cit., pp. 311-30.107 - Tomasevich, War and Revolution cit., pp. 594-597; Sundhausen, Jugoslawien cit., pp. 321-326.108 - Tomasevich, War and Revolution cit., pp. 218, 380-409, 738. In Bosnia-Erzegovina morirono 209.000 serbi, mentre in Croazia 125.000 tra montenegrini e serbi, con questi ultimi in netta maggioranza. Ivi, p. 738; cfr. anche Ladislaus Hory, Martin Broszat, Der kroatische Ustascha-Staat, Schriftenreihe Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte nr. 8, Deutsche Verlags-Anstalt, Stuttgart 1964, pp. 93-106.109 - Tomasevich, War and Revolution cit., pp. 718-50.110 - Serge Klarsfeld, Vichy-Auschwitz. Die Zusammenarbeit der deutschen und französischen Behörden bei der ``Endlösung der Judenfrage'' in Frankreich, Delphie Politik, Nördlingen 1989, p. 320 [tit. orig. Vichy-Auschwitz: le rôle de Vichy dans la solution finale de la question juive en France, Fayard, Paris 1983-1985]111 - Prima del 17 luglio 1942, più precisamente tra il 27 marzo e la fine di giugno 1942, dalla Francia furono allestiti cinque convogli con 5149 deportati destinati ad Auschwitz; essi furono opera dei tedeschi e non rientravano nell'accordo successivo. Cfr. Juline Wetzel, Frankreich und Belgien, in Dimension des Völkermords cit., pp. 105-33 (pp. 119, 132).112 - Michael R. Marrus, Robert O. Paxton, Vichy France and the Jews, Stanford University Press, Stanford 1995, pp. 250-60, 343.113 - Klarsfeld, Vichy-Auschwitz cit., p. 320.114 - Ivi, pp. 135-60, 297-316; Marrus, Paxton, Vichy France and the Jews cit., pp. 258-60.115 - In Danimarca, terra in cui i tedeschi condussero una politica di occupazione relativamente moderata, vivevano circa 10.500 ebrei (di cui 4500 profughi): la maggioranza riuscì a salvarsi dalle deportazioni programmate scappando in Svezia o dandosi alla clandestinità; gli ebrei caduti in mano ai tedeschi furono poco meno di 500, e di questi 100 persero la vita. Cfr. Hermann Weiß, Dänemark, in Dimension des Völkermords cit., pp. 167-85; Hilberg, Destruction cit., pp. 586-96. La Finlandia, alleata nella guerra contro l'Unione Sovietica, si rifiutò di consegnare i cittadini finlandesi di origine ebrea.116 - Hans-Joachim Hoppe, Bulgarien, in Dimension des Völkermords cit., pp. 275-310; Tomasevich, War and Revolution cit., p. 589 sgg.; Hilberg, Destruction cit., pp. 794-811; Hagen Fleischer, Griechenland, in Dimension des Völkermords cit., p. 255 sgg.117 - Gerhard Hirschfeld, Niederlande, in Dimension des Völkermords cit., pp. 137-65; Hilberg, Destruction cit., pp. 598-629.118 - Hilberg, Destruction cit., pp. 631-41; Wetzel, Frankreich und Belgien cit., pp. 129-31.119 - Oskar Mendelshon, Norwegen, in Dimension des Völkermords cit., pp. 187-97.120 - Gerhard Grimm, Albanien, ivi, pp. 229-39.121 - Liliana Picciotto Fargion, Italien, in Dimension des Völkermords cit., pp. 199-217; Hilberg, Destruction cit., pp. 702-722.122 - Schmidt-Hartmann, Tschechoslowakei cit., pp. 358-68.123 - Fleischer, Griechenland cit., pp. 241-74.124 - L'antisemitismo razzista ricopriva, nell'ideologia nazionalsocialista, un ruolo centrale e mirò, sin dall'inizio, alla totale “rimozione” [Entfernung ], e quindi allo sterminio [Eliminierung ], degli ebrei. Da qui il concetto di antisemitismo eliminazionista [eliminatorischer Antisemitismus ], termine che ritengo coniato da Daniel Goldhagen e divenuto di largo utilizzo; Daniel Jonah Goldhagen, Hitler's Willing Executioners. Ordinary Germans and the Holocaust, Alfred A. Knopf, New York 1996 [trad. it. I volonterosi carnefici di Hitler: i tedeschi comuni e l'Olocausto, Mondadori, Milano 2000].125 - In Occidente Oradur e Lidice sono simboli, fortemente radicati nella memoria collettiva, dei crimini nazisti contro la popolazione civile non ebrea. Essi, tuttavia, rappresentarono un'eccezione e non la norma della politica di occupazione tedesca in Francia e nei territori cechi. In Bielorussia e in Polonia, al contrario, vi sono migliaia di luoghi simili e le “azioni” che vennero condotte in questi territori rappresentavano eventi quotidiani nella Bielorussia o nella Polonia occupate. Perfino la capitale della Polonia fu distrutta in questo modo, mentre i suoi abitanti vennero uccisi, deportati o espulsi. Già a prima vista si nota che il numero delle vittime (tra la popolazione civile autoctona), circa 700.000 persone, oltrepassa di gran lunga il numero di tutte le vittime francesi (civili) della Seconda guerra mondiale.126 - Christoph Dieckmann, Deutsche und litauische Interessen. Grundlinien der Besatzungspolitik in Litauen 1941 bis 1944, in Holocaust in Litauen, pp. 63-76, citazione p. 64.127 - Ad esempio, un'autrice tedesca scrive che gli ebrei deportati dai territori cechi erano morti “nei campi di lavoro della Polonia occidentale” (Schmidt-Hartmann, Tschechoslowakei, in Dimension des Völkermords cit., p. 362). Nella stampa tedesca (“Spiegel”, “Stern”, “Bild” e anche nella Deutsche Presse Agentur, cioè l'agenzia stampa tedesca) si leggono spesso le espressioni polnische Lager (campi polacchi) o addirittura polnische Todeslager (campi di sterminio polacchi), a voler indicare i campi di concentramento e di sterminio tedeschi situati nella Polonia occupata. Cfr. Klamstwo, quotidiano polacco “Rzeczpospolita”, 22 ottobre 2004; Trzeba scigać autorów tekstów o “polskich obazach śmierci”, “Rzeczpospolita”, 25 gennaio 2005. Tuttavia non sono solo i media tedeschi a non essere immuni da tali confusioni. Il 13 gennaio 2005 il quotidiano italiano “Il Corriere della Sera”, ad esempio, definiva il campo di sterminio di Auschwitz come un “campo polacco” o un “lager polacco”. In seguito a quelle espressioni l'ambasciata polacca pretese una rettifica. Cfr. Falzowanie historii, in “Rzeczpospolita”, 21 gennaio 2005.128 - A titolo di esempio, Klaus-Peter Friedrich definisce Odilo Globocnik, il responsabile del massacro di circa 2.000.000 di ebrei polacchi, e Dieter Wisliceny, il più stretto collaboratore di Adolf Eichmann, come “nazisti di origini slave” [Nationalsozialisten slavischer Abstammung ], “slavizzando”, per così dire, due dei più grandi criminali austro-tedeschi. Klaus-Peter Friedrich, Juden in Polen während der Schoah. Zu polnischen und deutschen Neuerscheinungen, in “Zeitschrift für Ostmitteleuropa-Forschung” 47, Verlag Herder-Institut, Marburg 1998 H. 2, pp. 231-74 (p. 235).
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