Testo: Rinaldo Trappo. Uomo, alpino e prete



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Testo: Rinaldo Trappo. Uomo, alpino e prete

Genere: bibliografia

Pagine 128 a colori

200 fotografie, schede e cronologia

Editore Susalibri, Sant’Ambrogio di Torino

L’autore: Mario Tonini

Nato a Susa nel 1972 vive a Condove. E’ direttore del museo storico della Brunetta. Ha scritto per l’edizioni il Capitello con Valerio Tonini: -Il Forte dai 100 cannoni- e -Su e giù per le montagne-. Per Susalibri: -Vestivamo da balilla-, -Calendario storico 2008-, -Alpini della Valsusa- (vincitore del premio gen. De Cia), -Calendario storico 2009- e con Luca Giai -Quattro calci al Pallone-.

Contatto: Mario Tonini 320.1817331 - 011.0811169 casatonini@libero.it

Presentazioni:

Susa 16 aprile 2011 sede Ana Valsusa Susa

Cuneo 5 maggio 2011 sede Ana Cuneo
La vita di Rinaldo Trappo
Nato a Bussoleno, in provincia di Torino, il 16 gennaio fu ordinato sacerdote nel 1939.

Nel 1941 fu arruolato del 1° Reggimento Alpini come cappellano militare e partecipò alla guerra di Grecia. Nel dicembre 1942 partì per la guerra in Russia e visse la ritirata. Nel 1943 fu aggregato al Battaglione Ceva presso il Brennero. Il 9 settembre, prigioniero dei tedeschi, venne internato nei lager di detenzione da dove fu liberato nel 1945. Negli anni cinquanta, nominato Cappellano Militare ausiliario, fu inviato come missionario in Belgio e Svizzera. Nel 1953 cominciò l’insegnamento nella scuola elementare di Foresto. Sarà il primo italiano, nel 1980, a ritornare sulle rive del Don. Per i suoi merito militari e civili ricevette: tre croci al merito, il distintivo di volontario della Liberazione, il cavalierato e la commendatura della Repubblica. Divenne cittadino onorario di Meana di Susa e Leinì e fu nominato monsignore. Morì nel 2010.



Indice: Il piccolo Rinaldo, In seminario, Arriva la cartolina, In Albania, La ritirata in Russia, L’8 settembre, La prigionia, Il missionario italiano,Maestro a Foresto,In viaggio,Il Rocciamelone,I suoi alpini.

Stralci dal testo.

Rinaldo non era certo un bambino tranquillo tanto che un giorno dopo aver assistito ad uno spettacolo si saltimbanco in piazza si unì a loro scappando da casa. Venne ritrovato due giorni nella vicina Borgone e punito a dovere. Tuttavia era un ottimo studente e le materie scolastiche gli erano congeniali dimostrando in tutte talento e precisione. Superò questo periodo di scuola dell’obbligo con un anno di anticipo in quanto l’essere nato in gennaio gli permise di sostenere gli esami con i nati dell’anno precedente al suo.

(…) Rinaldo superò brillantemente gli esami con un anno di anticipo e volle accelerare i tempi della sua ordinazione per potersi consacrare con i suoi confratelli di due anni più grandi di lui. Per poter far ciò a soli ventidue anni era necessario il consenso del vescovo, Monsignor Umberto Ugliengo, e la dispensa papale. Per ottenerla il rettore del seminario don Carlo Marra incaricò il canonico Natale Oliva che nelle vesti di Cancelliere della Curia avrebbe dovuto inviare la domanda in Vaticano. Avrebbe perché così non fu. Nonostante fossero stati compiuti i preparativi per l’ordinazione e stampate le immaginette con la data dell’ordinazione don Oliva si dimenticò la lettera in un cassetto: tutto era pronto, ma la cerimonia slittò a settembre.

(…) L’arrivo al battaglione per il novello tenente non fu semplice: ora non era più solo prete ma anche ufficiale, cappellano, ma pur sempre un ufficiale. Dovette provvedere personalmente alla divisa acquistandola a sue spese presso una sartoria di Cuneo. Fu osservato bene dai suoi alpini che volevano giudicarlo dai suoi atteggiamenti. Fu scrutato durante le marce, mentre montava la tenda o accendeva il fuoco, tutte le sue azioni furono valutate.

(…) Il tenente Trappo era alla sua prima esperienza in guerra, aveva ventiquattro anni, e il 21 marzo con il suo battaglione fu trasferito in Albania per raggiungere il fronte. Da Cuneo partì il treno carico di alpini che giunse fino a Bari, da lì con un viaggio breve ma estenuante per uomini che mai avevano viaggiato in mare, i militari arrivarono a Durazzo sulla nave Piemonte. Fu un viaggio terribile per chi soffriva il mare. Ricordò del viaggio “eravamo cinquemila alpini noi sopra e in coperta c’erano le armi e i muli”.

(…) Dopo meno di cento giorni di permanenza in Russia il tenente rientrerà a casa il 6 aprile con quarantasei uomini dei milleduecento partiti con lui e potrà portare al petto la seconda medaglia di guerra dopo quella d’Albania e la medaglia di bronzo al valore con questa alta motivazione, scritta in modo sintetico e formale, ma di alto contenuto morale: “Cappellano militare di Battaglione Complemento alpini durante il ripiegamento durato parecchi giorni sotto la pressione continua del nemico preponderante in uomini e mezzi, in condizioni atmosferiche avverse, non curante del pericolo a cui si esponeva si prodigava incessantemente per portare aiuto al comandante di battaglione seriamente minacciato e ferito, salvandolo da sicura cattura. Soccorreva e confortava i feriti, riordinava e rianimava un gruppo di superstiti e, sopportando sofferenze inaudite ed il gelido freddo della steppa russa, lo conduceva in salvo. Meravigliosa figura di sacerdote e soldato d’Italia. Fronte russo 16 gennaio-2 febbraio 1943”.



(…) Gli ultimi mesi dalla sua vita trascorsero, per avere maggiore assistenza, nel suo nuovo rifugio una graziosa villa, sede di una casa di cura, posta tra il verde delle montagne a Peveragno. Al suo fianco c’era Zoe, l’amica di sempre, che ne momenti di bisogno l’aveva sempre assistito e curato. Lunedì 13 settembre 2010 all’età di novantatré anni lentamente si spense. Morirono l’uomo, l’alpino e il prete.

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